Zandegù, editore per passione. Intervista a Marianna Martino
28 Febbraio 2008
Una casa editrice che punta tutto sui giovani, uno stile innovativo, una forte attenzione per il web e la “realtà virtuale”, un editore con molte idee e voglia di mettersi in gioco in prima persona, tutto questo può essere racchiuso in una parola: Zandegù!
Marianna Martino, 25 anni torinese, dirige una casa editrice nata pubblicando narrativa surreale, cellule di quotidianità impregnata di paradosso e raccontata con il lessico di coloro che più di ogni altro vivono il tempo con una frenesia meticcia: i giovani.
Una storia particolare quella di Zandegù, piccola lucina spersa nella costellazione dell’editoria italiana che, caparbiamente, prova a diventare avamposto rivoluzionario in un ambiente saturo di epigoni e bieche imitazioni di provincia.
Allora Marianna, quando e come nasce l’idea di metter su una casa editrice?
L’idea nasce nel 2005 dalla mia grande passione per i libri unita al silenzio post-invio curricula alle case editrici. Cercavo lavoro come editor, ma la mia giovane età e la totale inesperienza non giocavano a mio favore, così ho deciso di inventarmi il lavoro da sola, con il prezioso aiuto dei miei genitori. Dopo un anno a definire linea editoriale e grafica e a cercare libri validi, nel marzo 2006 sono usciti i primi due libri. Ora sono 14 e a maggio saremo per la seconda volta alla Fiera del Libro di Torino.
Hai incontrato difficoltà durante lo stato preparatorio? Ed in quella attuativo?
No, mettere in piedi un’attività come la mia non è difficilissimo, per quanto riguarda gli aspetti burocratici. E’ ovvio che ci vuole buon fiuto per i manoscritti (non facili da trovare) e ottime capacità redazionali per sistemare con l’autore il manoscritto che si intende pubblicare. Le difficoltà maggiori vengono dalla distribuzione, non sempre puntualissima e dalla diffidenza dei librai verso le nuove realtà, visto l’affollamento incredibile del panorama editoriale italiano, l’offerta di libri mastodontica e l’impossibilità a tenere tutte le novità in libreria. Sopperiamo, pubblicando libri originali e divertenti che, speriamo, un libraio senta la necessità di tenere nella propria libreria.
L’informazione a valenza nazionale (tra cui citiamo Il Manifesto, Il Giornale e La Stampa), visti gli anni dell’editore, ha definito Zandegù come la casa editrice più giovane d’Italia, hai ravvisato perplessità dell’ambiente verso la tua giovane età?
No, affatto. Anzi, ho incontrato moltissima disponibilità a dare consigli e aiuto. Tutti, però, sapendo le difficoltà di questo lavoro, mi hanno dato della pazza! E non posso dar loro torto! E’ un lavoro davvero molto difficile e tutte le responsabilità ricadono sulle tue spalle. E’ un impiego dal quale non si stacca mai.
La scelta di intraprendere un’attività editoriale in un paese dove i lettori scarseggiano è senz’altro rischiosa, oggi hai più grattacapi o soddisfazioni?
Sinceramente, forse ho più grattacapi ma le soddisfazioni, anche se in numero minore, sono di qualità talmente elevata che ripagano di tutti gli sforzi. La nostra notorietà sta crescendo, gli spazi sui media sono diventati fissi e i complimenti dei lettori sinceri e appassionati.
Zandegù ha una linea editoriale molto particolare, vuoi parlacene?
Zandegù si occupa di narrativa italiana surreale, e per surreale intendiamo sia storie buffe e divertenti che esagerino gli aspetti già di per sé assurdi della vita di tutti i giorni, sia storie cupe e intense che riprendono le atmosfere tipiche delle fiabe.
Di preferenza cerchiamo di dare voce ad autori che utilizzino un linguaggio innovativo e originale. Ci rivolgiamo di preferenza ai giovani, dai 20 ai 40 anni, o comunque a persone curiose e attente al panorama underground italiano.
Il catalogo è ricco di esordienti, una scelta coraggiosa da parte vostra.
Non l’ho mai considerata una scelta coraggiosa, ma una scelta necessaria e naturale. Il talento va premiato e dare voce ai nostri autori è importantissimo.
I prossimi libri?
A inizio marzo 2008 uscirà la nostra terza Zandeguida, i manuali buffi e divertenti. ABCdiario, parole che vale la pena usare (almeno una volta nella vita) a cura di Loris Righetto è un sussidiario di slang e linguaggio giovanile, scritto in modo irriverente e piacevolissimo. (maggiori info su www.bruttastoria.it)
Ad aprile invece, uscirà il romanzo del forlivese Simone Rossi, La luna è girata strana: un racconto di viaggio, ambientato in Etiopia, lontano dai soliti clichés, poetico e molto coinvolgente.
In un’intervista del 2006 accennavi ad una critica attenta, seppur in piccola parte, alla produzione editoriale di Zandegù, noti passi avanti a 2 anni di distanza?
Passi da gigante, in realtà. La nostra rassegna stampa, come si può leggere sul sito di Zandegù, www.zandegu.it, è cresciuta tantissimo: Tg2, RadioDeejay, Radio2, Il Venerdì, GQ, Cosmopolitan solo per citare i più noti. E’ il segno che se ti impegni e fai un buon lavoro, anche gli altri lo notano.
Spesso i piccoli editori chiedono un contributo economico all’autore, lo consideri un male o un bene per la realtà letteraria?
É un’indecenza per due motivi. Il primo è che così facendo si promuove pessima letteratura: spesso, purtroppo, gli editori a pagamento pubblicano tutto quello che arriva, e non sempre sono manoscritti di una certa validità. Così facendo si legittimano autori privi di valore. Il secondo motivo è che questi “editori” speculano con prezzi davvero elevati sui sogni delle persone. Bravi o scrittori o meno, almeno i sogni vengano lasciati in pace!
Cosa consiglieresti ad un giovane che vuole cominciare l’avventura da editore?
Soprattutto avere idee originali e non già viste mille volte. Consiglio ovviamente di leggere tantissimo e di tutto. Di scegliere una linea editoriale molto precisa e una grafica accattivante e d’impatto. Curare molto il web. E tenere duro, perché è un lavoro difficile, anche se appassionante.
Goianluca Perlongo - FuoriSchermo










