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Omaggio al poeta della maieutica, Danilo Dolci

29 Febbraio 2008

Se l’occhio non si esercita, non vede / pelle che non tocca, non sa / se il sangue non immagina, si spegne. / Pure provato da fatiche e lotte, / meravigliato dei capelli bianchi /di persistere vivo, la tua voce / pudore ha di poetare: / a irreprimibile / esigenza, terra acqua creature / orizzonte, ti sono adolescenti / parole.

Questa poesia, tratta dal libro “Creatura di creature”, è stata scritta da Danilo Dolci, una delle figure più significative della cultura italiana e internazionale del secolo scorso. Difficile da inquadrare nei limiti di un solo ambito disciplinare, la sua opera abbraccia diversi campi della conoscenza e si definisce in una visione attiva dell’intellettuale moderno. Danilo Dolci nasce a Sesana (Trieste - oggi città slovena) il 28 giugno 1924 da padre italiano e madre slovena. Dopo aver conseguito la maturità artistica al Liceo di Brera, si iscrive alla facoltà di Architettura di Milano. Nel ‘43 viene arrestato a Genova dai nazifascisti, riesce a fuggire, si rifugia sulle montagne abruzzesi e in seguito riesce a passare il fronte e raggiungere Roma.

Nel ‘50 entra a far parte della comunità cristiana d’accoglienza Nomadelfia, sorta in Emilia in un ex campo di concentramento. Nel 1952 si trasferisce a Trappeto (PA) dove comincia la sua attività coi più miseri. Diventano famosi i suoi metodi di lotta nonviolenta: il primo digiuno di otto giorni in seguito alla morte di un bimbo per fame e freddo; “il digiuno dei mille” sulla spiaggia di Trappeto contro i moto-pescherecci fuorilegge; lo sciopero alla rovescia di Partinico del ‘56 per la ricostruzione di una “trazzera” intransitabile che fu seguito dal suo arresto; le denunce aperte e documentate contro la mafia e i suoi legami con il mondo politico locale.

In oltre quarant’anni di attività ha subito intimidazioni, minacce, arresti, tentativi di diffamazione, un sequestro, diverse condanne. Ma allo stesso tempo gli sono stati attribuiti numerosi e importanti riconoscimenti tra i quali, nel 1958, il Premio Viareggio per il saggio “Inchiesta a Palermo”; nello stesso anno il Premio Lenin per la Pace; nel 1968 laurea honoris causa in Pedagogia dall’Università di Berna; nel 1969 medaglia d’oro dall’Accademia Nazionale dei Lincei di Roma per la sua opera di diffusione dei valori umanitari e culturali, nel 1970 Premio Socrate di Stoccolma per l’attività svolta nel settore della pace e dell’educazione; nel 1989 a Bangalore, in India, riceve il Premio Internazionale Gandhi per l’approfondimento dei valori rivoluzionari nonviolenti. A questi si aggiunge la ripetuta candidatura al Premio Nobel per la Pace. Sempre da Trappeto e Partinico, dove ha vissuto e lavorato, Dolci ha continuato la sua opera di promozione civile, culturale ed educativa, ha fondato un Centro Educativo, ha promosso convegni e seminari di studio internazionali, e interventi per lo sviluppo delle zone più depresse; ma soprattutto ha viaggiato in tutta Italia e nel mondo facendo seminari nelle scuole con bambini, genitori e insegnanti per esplorare i nessi tra educazione, creatività e sviluppo nonviolento.

Ciò che distingue maggiormente l’esperienza di Dolci è la “valorizzazione sociale” fondata sul metodo maieutico, ossia sul reciproco scambio, sulla partecipazione attiva del soggetto e sulla vera comunicazione in grado di aiutare lo stesso - in analogia con l’azione della “levatrice”, alla quale rinvia il termine maieutica - a ritrovare in se stesso la verità e a farla emergere. Poeticamente parlando, come ebbe a dire Bartolomeo Bellanova, docente di psicologia sociale all’Università di Bologna, «la poesia, così come si presenta nei versi liberi del poema di Danilo Dolci, è interazione maieutica che vivifica ogni essere vivente che si rapporta agli altri e ad altro in un processo di comunicazione. È segno del suo evolversi. È come un coro di voci in rigenerazione creativa perché “il fiorire e il maturare urge”.

La poesia, quando è maieutica, esplora polifonicamente e insemina il pianeta terra. Diviene intuizione, pulsione, creatività autentica. La poesia, quando è maieutica, è vera educazione all’esistere e all’essere persone creative, innovative, cooperative, dialogiche nel confrontarsi critico e criticizzante con gli altri abitanti della terra in un rapporto interculturale dialettico in cui si riconosce la differenza quale valore, lasciando che tutti, contrariamente a quanto è accaduto, siano in comunione rigenerativa affinché la giustizia e la pace diventino una realtà tra i popoli, fino ad oggi così divisi e/o sfruttati per il prevalere di quelli sorretti da un retaggio di cultura della dominazione».

Danilo è morto il 30 dicembre 1997. Ha pubblicato molti saggi, raccolte di poesie e inchieste come Chissà se i pesci piangono (Einaudi, 1973), Esperienze e riflessioni (Laterza, 1974), Poema umano (Einaudi, 1974), e tra i più recenti: Gente Semplice (Camunia, 1993), Comunicare, legge della vita (Lacaita, 1994), La legge come germe musicale (Lacaita, 1994). Le sue opere sono state tradotte, tra l’altro, in svedese, russo, giapponese, ungherese e anche hawaiano. Molti anche gli studi dedicati a Danilo Dolci tra cui: Gandhi, Dolci e noi di J. Galtung (1957); Danilo Dolci di Aldo Capitini (1958); Conversazioni con Danilo Dolci di G. Spagnoletti (1977); Danilo Dolci educatore di A. Mangano (1992). Danilo è stato mio maestro e la sua maieutica poesia, strumento di profonda implicazione filosofica:

C’è chi insegna / guidando gli altri come cavalli / passo per passo: / forse c’è chi si sente soddisfatto così guidato. / C’è chi insegna lodando / quanto trova di buono e divertendo: / c’è pure chi si sente soddisfatto / essendo incoraggiato. / C’è pure chi educa, senza nascondere / l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni / sviluppo ma cercando / d’essere franco all’altro come a sé, / sognando gli altri come ora non sono: / ciascuno cresce solo se sognato.

Gaetano G. Perlongo - FuoriSchermo

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Gaetano G. Perlongo nasce a Solingen, in Germania, nel 1970 e vive a Trappeto, in provincia di Palermo. Dopo essersi diplomato in elettronica ha studiato fisica, spaziando, con notevoli risultati, dalla matematica speculativa alla fisica teorica e all'astrofisica. A Trappeto, paese adottivo del grande Danilo Dolci, Perlongo inizia il suo viaggio nel mondo delle parole in poesia. Tra le sue opere più note ricordiamo: La licantropia del poeta (2001), Il calabrone ha smesso di volare (2002), Il vuoto mistico della retta (2003), Nassiriya - Frammenti di voci dalla galassia terrestre (2003), Metessi (2003), La Mattanza. Poesie e Canzoni di protesta (2004), Le vene aperte della poesia (Appunti per un Seminario) (2005), Rincorsa alle ombre (2006), Rumore di fondo. Meditazioni sull'Arte (2006), Filippo Grillo. La nuova alba della Cucurbita (2007) e Sintropia (2002-2008). Il Centro Divulgazione Arte e Poesia e l'Unione Pionieri della Cultura Europea di Sutri (Viterbo), visti gli alti meriti acquisiti, in riconoscimento alla lodevole attività svolta in favore della cultura, gli conferisce, nel 2002, la nomina a Membro Honoris Causa a vita. Nell’ottobre del 2005 fonda il Centro Studi e Ricerche "Aleph". Ha insegnato presso la Libera Università Popolare "Danilo Dolci" di Partinico (Palermo). Attualmente tiene seminari e corsi di approfondimento di fisica e matematica a studenti liceali ed universitari.

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